Heidegger

HEIDEGGER

Il problema dell’“esserci”


Gli studi e l’originale interpretazione della fenomenologia

Heidegger parte dalla fenomenologia di Husserl, ma la trasforma radicalmente: mentre Husserl si concentra sulla coscienza, Heidegger si interessa all’essere dell’uomo nel mondo.

La sua domanda centrale è: “che cosa significa essere?”

Vuole tornare a una filosofia che interroghi l’esistenza in modo autentico, partendo dall’esperienza concreta dell’uomo.



La presa di distanza dai temi esistenzialistici

Anche se spesso considerato un esistenzialista, Heidegger non parla dell’esistenza in termini soggettivi o psicologici.

Il suo interesse non è l’individuo “chiuso in sé”, ma l’“esserci” (Dasein), cioè l’uomo in quanto ente che si interroga sull’essere.

L’“esserci” non è una coscienza astratta, ma un essere-nel-mondo, sempre situato in un contesto.



La domanda sull’essere

Per Heidegger, la filosofia ha dimenticato la domanda fondamentale: “che cos’è l’essere?”

Parliamo sempre delle cose (gli enti), ma non ci chiediamo più cosa significa “essere”.

La sua opera principale, Essere e tempo (1927), vuole riaprire questa domanda, cominciando dall’esperienza dell’uomo, che è l’unico ente che si pone il problema dell’essere.



Il carattere propedeutico degli interrogativi sull’uomo

Heidegger parte dall’analisi dell’uomo non per umanesimo, ma perché l’uomo è l’unico che può interrogare l’essere.

Studiare l’uomo serve come introduzione (“propedeutica”) per comprendere la struttura dell’essere stesso.



L’uomo come “esserci” e possibilità

L’essere umano, o “esserci”, è caratterizzato dalla possibilità: non è mai qualcosa di fissato, ma è apertura verso il futuro.

È sempre in divenire, pro-gettato verso ciò che può diventare.

L’uomo esiste anticipando se stesso, vivendo nella prospettiva di ciò che sceglie di essere.



Il modo d’essere della comprensione

Capire, per Heidegger, non è solo un atto razionale, ma un modo d’essere: l’uomo comprende perché è aperto al mondo.

La comprensione non è solo conoscere, ma vivere le possibilità, interpretare il senso del proprio essere.



Il modo d’essere della cura

L’esserci è definito dalla cura (Sorge): l’uomo vive sempre in una condizione di preoccupazione, attenzione, coinvolgimento verso il mondo e gli altri.

La cura è la struttura fondamentale dell’esistenza: vivere significa avere a che fare con le cose e le persone, essere impegnati nel proprio progetto di vita.



Il passaggio all’esistenza autentica

L’uomo può vivere in due modi:

  • Inautentico: quando si lascia guidare dal “si dice”, dal “si fa” (Heidegger lo chiama “il si” – das Man), seguendo la massa senza scegliere davvero.
  • Autentico: quando prende coscienza del proprio essere-per-la-morte e sceglie responsabilmente chi essere.
Vivere autenticamente significa accettare la finitezza e decidere il proprio senso.



La possibilità più propria dell’uomo

La morte è, per Heidegger, la possibilità più propria, insuperabile e certa dell’uomo.

Solo nella consapevolezza della morte l’uomo diventa davvero se stesso: non come idea negativa, ma come punto in cui comprendiamo il valore delle scelte e del tempo.



La temporalità costitutiva dell’esistenza

L’esistenza umana è strutturalmente temporale: non si capisce nel presente, ma nel rapporto tra passato (ciò che siamo stati), futuro (ciò che vogliamo diventare) e presente (ciò che stiamo vivendo).

Il tempo non è solo un “contenitore”, ma la struttura dell’essere umano stesso.



La questione ontologica


La svolta del pensiero heideggeriano

Dopo Essere e tempo, Heidegger compie una “svolta” (Kehre) nel suo pensiero: non si concentra più solo sull’uomo, ma sull’essere stesso, che considera come evento.

Vuole ascoltare l’essere nella sua manifestazione, al di là della soggettività umana.



Il tentativo di uscire dalla logica metafisica

Heidegger critica tutta la storia della filosofia occidentale, che ha trasformato l’essere in ente fisso, presente, dominabile.

Questa logica metafisica ha portato alla tecnica e al dominio sulla natura. Heidegger propone di abbandonare questa visione e ritornare a un pensiero dell’essere come apertura, come evento.



L’orizzonte dell’essere

L’essere non è qualcosa che si possiede, ma l’orizzonte che rende possibile ogni cosa.

È ciò che permette agli enti di apparire, come la luce che permette di vedere, anche se non la vediamo direttamente.



La concezione della tecnica

Per Heidegger, la tecnica moderna non è solo uno strumento, ma un modo di pensare: riduce tutto (natura, uomini, animali) a risorse da usare.

Questo porta a una perdita del senso dell’essere, e quindi a una forma di nichilismo, dove tutto ha valore solo se è utile.



La via d’uscita dal nichilismo

Heidegger vede una via d’uscita nel recuperare un rapporto più originario con l’essere, fatto di ascolto e di attesa.

Non dobbiamo più dominare la realtà, ma essere aperti a ciò che si manifesta.



La concezione dell’arte

L’arte è per Heidegger uno dei modi in cui l’essere si svela.

Un’opera d’arte non rappresenta solo qualcosa, ma fa apparire il mondo in un certo modo, apre uno spazio di senso.

Per questo l’arte ha un ruolo fondamentale nel pensare l’essere.



La parola come luogo dell’accadere dell’essere

Il linguaggio non è solo comunicazione, ma il luogo in cui l’essere si manifesta.

Il linguaggio è la casa dell’essere”, scrive Heidegger: è attraverso la parola che possiamo ascoltare e custodire l’essere.



L’ascolto del linguaggio

Il pensiero deve imparare ad ascoltare il linguaggio, non a usarlo per dominare il mondo.

Solo ascoltando profondamente il linguaggio possiamo riscoprire il senso dell’essere e uscire dal vuoto nichilista moderno.

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